Passion

Fare

Fare delle cose anche da sola, anche solo per me. In quella fase di ricostruzione della mia vita, a cui sarebbero seguite altre rotture ed altrettante ricostruzioni, avevo deciso di fare, senza pensarci troppo al come e perché, a questo avrei pensato dopo, forse.

Fare perché le parole con cui lavoravo quotidianamente erano parole che passavano al varo di troppi occhi e orecchie, virgole, punti, maiuscole, minuscole, aggettivi, verbi: tutto veniva approvato o meno, varato o variato, adattato e sottolineato.

Fare perché quelle parole meritavano un pizzico di libertà e coraggio in più, fare perché fare qualcosa per la prima volta è quello che a volte va fatto.
La strada era buia e un prematuro freddo di dicembre contribuiva a rendere quel pomeriggio in cui erano passate da poco le 18.00, un pomeriggio di inverno perfetto per varcare la soglia di un ex ospedale psichiatrico giudiziario e partecipare alla riunione del giovedì in cui presentare le proposte per il calendario delle attività.

Era la prima volta che andavo lì, me ne aveva parlato qualche amica ed ero andata lì sola e con una vaga idea riguardo la mia proposta di tenere un corso di scrittura creativa, ero andata lì con la borsa di lavoro, piena di comunicati stampa sottolineati con la penna rossa.

Era la prima volta che proponevo qualcosa di mio ma appena arrivai capì subito perché mi trovavo lì. Capì subito di essere ostaggio di quel luogo, come lo sarei stata di altri luoghi in seguito e capì che quello era “il posto”.

Trovarlo fu abbastanza semplice anche se si trovava nascosto come un gigante buono dietro una montagna. Un palazzone enorme a ridosso di una delle strade più trafficate della città, era sempre stato lì ma solo ora me ne accorgevo.

Mi trovai davanti un portone verde senza campanello, un po’ scrostato, alto, imponente ma la porta era aperta, un invito ad entrare che accolsi subito per cercare un minimo di tepore.

Dentro altri spazi immensi, un cortile, delle vecchie poltrone dagli stili diversi e un biliardino che mi riportò per un attimo ai tempi della scuola, vietato “rullare”, rossi contro blu. Un biliardino, che poi sarebbe tornato nella mia vita, nella mia “seconda adolescenza”.

“Sei qui per la riunione?” una ragazza dagli occhi azzurro ghiaccio e dal caschetto nero come quello di Valentina di Crepax mi riportò alla realtà e in una stanza in cui erano riunite altre persone di diverse età, disposti tutti in cerchio.

Fui l’ultima a parlare, prima di me si erano avvicendate le più variegate e improbabili attività, tutte però ascoltate e valutate con la giusta attenzione e quando arrivò il mio turno, la mia proposta mi sembrò quasi banale ma in compenso potevo contare sull’essenzialità dei mezzi necessari per la sua realizzazione: carta, penna, banchi e sedie.

E fu così che dopo il revival del biliardino, seguì il completamento del revival scolastico con veri e propri banchi e sedie di scuola, quella elementare per l’esattezza. Sì ma la campanella del corso di scrittura creativa suonava in un giorno e orario insolito: la domenica alle 18.00. Inizio delle lezioni: 31 gennaio 2016 (continua…)

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