Places

Parole alla finestra

Due palazzi l’uno di fronte all’altro, due bambini che fanno amicizia a distanza dai rispettivi balconi, ponendosi rispettivamente la domande più disparate (4 e 9 anni)

Apro la finestra e osservo una scenario spettrale da guerra post atomica, dove non è l’atomo il protagonista ma un virus. Come un quadro di Klimt, come un cerchio di Inferno dantesco dove anime solitarie si muovono cupe e silenziose, singole monadi di un universo attecchito e sbalordito. Il silenzio può essere fragoroso e farci riflettere più del rumore

 

Affacciati alla finestra amore mio per dirla con una canzone ma se mi affaccio non c’è nessuno a farmi una serenata… C’è solo silenzio dal dolce suono muto ed invisibile all’occhio che cerca invano una realtà più abituale. Non sappiamo muoverci non sappiamo riempire spazi che prima non avevamo. Mi affaccio e provo a immaginare quello che voglio , che desidero. Ma è chiaro che ci dovremo affacciare a un mondo diverso e provare a essere diversi anche noi

Il vicino anziano che cura con amore i suoi fiori . E’ primavera!

Apro la finestra e vedo le luci accese, calde, fredde. Le manine paffutelle dei bambini che giocano tra le ringhiere si agitano insieme alle loro risate fragorose.
Apro la finestra, di giorno, di sera e il mio naso sente i profumi delle torte, del ragù, ed immagino tutti seduti attorno alla tavola imbandita, un brindisi alla vita, i nonni che giocano a briscola e tra una portata e l’altra sonnecchiano sulla sedia. Bei tempi, penso.
Vedo case, balconi, piante, vedo tetti e colori, ma soprattutto vedo persone, i loro sorrisi, le paure, le canzoni cantate a squarciagola o ballate dietro le tende.  ” Lucia, è pronto il caffè, te lo passo?” “Grazie Ritù, domani lo faccio io.”
Io quando apro la finestra vedo la speranza, le mani che si aiutano da lontano. Vedo la vita che scorre più lenta ma che non smette di ricordarci chi siamo e ci urla di aspettarla ancora, perché lei tornerà a farci piangere di gioia.

La sveglia non suona oggi, è domenica, non suonerà neppure domani, siamo in quarantena…
Non è una prigione, è casa nostra, ma sembra comunque di stare in trappola.
Devo alzarmi, è tardi, il mio stomaco brontola, vuole il latte e caffè a cui è abituato da sempre.
Apro la finestra e quel che vedo non mi piace, la prossima quarantena la voglio vista mare.
Quello che c’è dentro però mi conforta…
Dentro c’è il mio cane che paziente aspetta che io mi svegli e di tanto in tanto mi viene vicino per dirmi quanto è felice di iniziare un’altra giornata con me.
Dentro c’è la mia orchidea, che al momento non è pronta a fiorire, lo farò quando è giusto che accada e me non resterà che ammirarla.
Dentro c’è la torta al cioccolato che ho   preparato ieri con la ricetta della mamma che, anche da lontano, sa far sentire la sua dolcezza

Mi affaccio dalla finestra, a volte sbircio dalla finestra. E vedo tante cose che ho sempre visto, però di corsa. Ad esempio vedo il ballatoio di un palazzo di ringhiera milanese, abbellito con le sue piante verdi che mettono allegria e sanno di vita, vedo quello spicchio di cielo azzurro che solitamente sono abituata a salutare al mattino quando esco di casa e alla sera quando rientro e che in primavera, se sono fortunata, si fa un po’ rosa. Vedo il mio rosmarino che è un po’ secco e vedo che sta arrivando la primavera. Vedo il sole che quando c’è rincorro come un girasole in un campo, finché non finisce dietro al palazzo. In questi giorni in cui il tempo passa un po’ più lento riesco però a vedere qualcosa di più. Quello spicchio di cielo mi fa compagnia per tutto il giorno, non solo al mattino e alla sera. So esattamente quando e come il sole batte sulla mia finestra e lo aspetto tutte le mattine. Vedo le abitudini dei miei vicini di casa e dei miei dirimpettai di cui prima a stento conoscevo i volti. Vedo le persiane che si aprono al mattino e che si chiudono dopo cena conoscendone gli orari come fossero serrande di negozi. Ho scoperto che un appartamento del quarto piano ha una terrazza che non riesco a vedere ma sarei proprio curiosa di farlo. Vedo qualche luce nelle case degli altri e penso che la luce della mia casa sarà per altri una di quelle nella “casa degli altri”.
Ogni tanto oltre a vedere sento della musica, delle parole e qualche telefonata oppure degli odori. Cerco di vedere e di sentire il più possibile in modo da cercare di respirare più a fondo e di sentirmi un po’ più  libera. Mi chiedo se anche qualcun altro fantasticherà come me. Spero di sì perché così riesco a immaginare  che il mio soffitto sia  in realtà quello spicchio di cielo e non quello di cemento.

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